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Sorridete, ragazze, sorridete!
14 settembre 2009

Da un po’ di tempo, mi capita di riflettere su quante persone, segnatamente di sesso femminile, siano cronicamente insoddisfatte e pervicacemente ansiose.

Tendenzialmente, sentendomi irresistibilmente attratto dal dilettantistico studio dall’affascinante universo femminile, mi rendo conto di quanto noi maschietti riusciamo ad essere assolutamente “inadeguati”. È come se le esigenze profonde dell’”altra metà del cielo” (detestabilissima definizione consunta dall’uso), fossero oltre che difficilmente comprensibili, per definizione, assolutamente incompatibili con quelle maschili.
La fascia d’età critica, a quanto sembra, (e qui mi riferisco ad un campione sperimentato direttamente e quindi destituito di reali valenze statistiche) va dai 30 ai 40 anni. Le ragioni sono probabilmente riconducibili, a mio modestissimo modo di vedere, (beninteso, non sono uno psicologo, quindi non pretendo che queste riflessioni siano realmente fondate su dati “scientifici”) ad una sorta di orologio biologico, che, oggettivamente, scandisce lo scorrere del tempo in modo assai diverso, per i due sessi che, quando scatta, lancia segnali allarmanti che si traducono in “ansia riproduttiva”. Anni di lotte per l’emancipazione del genere femminile, non sono riusciti, e non riusciranno, almeno ancora per un bel pezzo, ad affrancare detto genere dalla naturalissima “sindrome” di cui sopra.
Al contrario, le femmine umane, che tanto hanno combattuto per affermare la propria autodeterminazione, oggi, paradossalmente, si trovano a pagare una sorta di scotto, (lo si potrebbe definire, il rovescio della medaglia) che consiste in un carico di ansie e d’insoddisfazione che derivano dal proprio status acquisito sul campo.
Occorre per altro rilevare che, parallelamente, il genere maschile, svuotato progressivamente delle proprie ataviche prerogative, spesso si rifugia in puerili comportamenti che ne evidenziano il grave deficit di maturità.
Per esperienza diretta posso affermare che l’ansia - indotta, nel genere di femminile, dalla spasmodica ricerca del raggiungimento di uno stato di “stabilità” affettiva - autodetermina quegli elementi critici che minano dalle basi ogni possibilità, che esso, (lo stato di stabilità) si concretizzi. Quest’ultima considerazione, per quanto in ambito diverso, ha delle innegabili affinità coi “Teoremi d’incompletezza”, celeberrime dissertazioni logiche, formalizzate nella prima metà del secolo scorso, dal grande matematico boemo, Kurt Godel. (opera fondamentale nel pensiero umano, la conoscenza e comprensione della quale, è, a mio modesto parere, utilissima in una pluralità di settori della vita pratica).
In conclusione il mio messaggio è il seguente: gentili signore, rilassatevi, vivete serenamente i migliori anni della vostra vita, senza cervellotiche ricerche dell’amore eterno, e, vi assicuro che, come per incanto, una gran parte delle vostre uterine problematiche esistenziali, svaniranno.
Sintetizzando ulteriormente: sorridete, ragazze, sorridete, che la vita è bella!



permalink | inviato da Tracce sulla sabbia... il 14/9/2009 alle 17:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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